MariaCristina C&C 37

Storia di una barca a vela che vuole tornare a casa

HISTORY

Siamo stati a Livorno per indagare con sana ostinazione le tracce ancora vive che ci riportassero alle origini della nostra barca, alle persone e ai racconti di chi ha vissuto quelle atmosfere di cantiere o addirittura di chi ne è stato l’artefice principale. Come già sapevamo, la storia ha inizio con Giacomo Benello, che porta il progetto C&C in Italia e introduce l’uso della vetroresina e dei compositi nella cantieristica italiana.

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Il tutto avviene presso i Cantieri Romoli e Mazzantini coi quali Benello entra in società alla fine degli anni cinquanta. Lì nascono i primi C&C italiani. Siamo tornati al Cantiere Romoli, ancora oggi attivo in uno stabilimento all’interno del porto industriale, lungo il canale che porta allo scolmatore, per incontrare Roberto, titolare dell’azienda e figlio di quel Giuseppe Romoli che collaborò con Benello.

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Roberto Romoli, nello stabilimento storico di Livorno

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Giuseppe Romoli

I ricordi che ci affida sono quelli di un giovane che già all’epoca  frequenta il cantiere del padre, alle prime armi con un mestiere che lo appassiona e che vuole fare suo. Li incontra Benello, ascolta i suoi racconti, lo ricorda protagonista di alcuni episodi. E così apprendiamo che Benello arriva a Livorno dopo vicende piuttosto inquiete. In precedenza sembra avesse rilevato una attività commerciale della Buffetti a Milano, durata sino a quando il richiamo del mare non ha avuto la meglio e prima ancora si racconta che abbia fatto la guerra al servizio di Sua Maestà Britannica, con incarico di sminatore con le moto zattere. Nel dopoguerra per certo sbarca negli Stati Uniti, dove pratica la vela e conosce il famoso progettista Olin Stephens e suo fratello Rod. Oltreoceano ha l’opportunità di imparare le tecniche costruttive e i materiali d’avanguardia americani. Arriva a Livorno a fine anni cinquanta con una nuova vela, lo spinnaker, e come dicevamo si avvia a collaborare coi cantieri Romoli e Mazzantini, che all’epoca costruiscono barche in legno.

In una teca, gli strumenti originali del Maestro d'Ascia Giuseppe Romoli

  In una teca, gli strumenti originali del Maestro d’Ascia Giuseppe Romoli

A inizi anni 60, in un capannone del cantiere, Benello inizia la costruzione delle prime barche in vetroresina, sfidando lo scetticismo italiano. Nascono Ilaria (progetto di Robert Clark) e Gaia (Studio S&S). Lo Studio S&S dopo avere sviluppato il progetto per Benello pare abbia fornito disegni similari alla Nautor, da cui il famoso Swan 36. Benello ci rimane molto male; memorabile una lite furiosa con Stephens, che decreta la fine temporanea della loro collaborazione. Così, per il progetto successivo Benello si affida alla C&C (i due progettisti canadesi Cuthbertson e Cassian). A fine anni sessanta, nasce il C&C 37. Ne vengono costruiti non più di 5/6 esemplari. Uno di questi è acquistato dal padre dell’Architetto Vallicelli, che lo fa gareggiare coi colori del Yacht Club Livorno.

Accanto a Benello c’è già in quegli anni un giovane ingegnere, Loriano Salatti, che segue passo a passo tutti i progetti realizzati e carpisce i segreti di cantiere. Siamo stati a Collesalvetti, alla attuale sede della Sniap, per incontrare Loriano, che avremmo saputo essere senza alcun dubbio il “padre” del nostro C&C.

Loriano Salatti, nell'attuale sede Sniap

Loriano Salatti, nell’attuale sede Sniap

Dopo due anni di collaborazione con Benello, nel 1970, Loriano esce dal cantiere per fondare insieme ad altri soci la Sniap, azienda che da subito si concentra sul settore navale e sulla sperimentazione dei materiali compositi. Poco dopo vi farà ritorno come artigiano e quando Benello partirà per il Veneto lasciando definitivamente il cantiere, siamo nel 1974, Loriano acquisterà gli stampi del Freia e del C&C, iniziando a produrli con una maestria sino ad allora sconosciuta (scafi a sandwich in airex preformato, fusioni in piombo con gabbia in acciaio inox ecc.). Il nostro “MariaCristina” è uno dei 20-25 esemplari realizzati alla Sniap in quegli anni ed è ancora qui a provare la qualità superiore delle tecniche costruttive impiegate.

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L’azienda dopo i primi anni vincenti nel settore nautico, realizzando scafi a dislocamento plananti da 10 a 18 m in resina rinforzata con fibra di vetro, inizia anche ad operare nell’ambito dell’industria dei trasporti ferroviari, metropolitani ed urbani, portando avanti con coerenza ferrea la ricerca sui materiali. Oggi, tra le altre cose, l’impresa partecipa da protagonista allo sviluppo dell’applicazione di materiali termoindurenti rinforzati con fibra di vetro, carbonio e kevlar per le principali azienda del settore ferroviario nazionale e internazionale.

Ecco, la nostra “MariaCristina” incorpora tutto questo e molto di più. Storie private e aziendali di uomini che l’anno voluta, lavorata, realizzata. Gente che a 40 anni di distanza ancora si emoziona pensando ai tempi gloriosi che la videro nascere, alle energie e passioni che ne furono il presupposto. Eppure Lei è ancora qui, più viva che mai e pronta a partire!

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One thought on “HISTORY

  1. È da sempre la mia barca preferita . Si chiama Geppetto ed era del dott. Pochini Camillo di Livorno , grande velista gli devo i miei primi passiin qquesta meravigliosa passione. Ne ho avuta una di nome Aluett la n`8 su 19 originali

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